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    Ritratti di ingegneri,  Storia della scienza

    Giuseppe Sartori

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    Evidenziata la profonda influenza esercitata su di lui da Galileo Ferraris, si propone l’opera dell’ingegnere elettrotecnico italiano Giuseppe Sartori. Ne emerge innanzitutto, direttamente associabile al pensiero del fisico matematico Luigi Donati, una ricerca fondazionale di assoluto rigore teorico e di ampio respiro applicativo. E, di pari importanza, un capillare ed innovativo lavoro progettuale, il cui livello, colto nel panorama italiano del tempo, vale senz’altro a collocare Sartori in una assoluta posizione di primissimo piano. Di particolare significato, al riguardo, è il suo motore autocompensato. La sua genesi, legata ad una più evoluta rilettura delle originarie nozioni ferrarisiane di fattore di potenza e di campo magnetico rotante, consente infatti di porre il Sartori addirittura tra i cultori di una “power – quality ante litteram”.

    Uno sguardo, anche sommario, alla sua biografia consente di focalizzare le ragioni particolari di questa sua “positiva atipicità” rispetto al panorama scientifico – tecnico italiano proprio di quegli anni. Laureato presso l’Istituzione Elettrotecnica Italiana Carlo Erba del Politecnico di Milano, in seguito Sartori si formò professionalmente a Trieste. In territorio asburgico, dunque; lontano cioè da quel “ristagno” culturale e soprattutto imprenditoriale che, in modo anche diffuso, caratterizzò invece l’Italia di fine Ottocento. Il suo successivo sodalizio, a Bologna, con Luigi Donati integrò infine, completandola, la concreta esperienza da lui maturata sul territorio con i fondamenti di quella Dynamical Theory maxwelliana con la quale, non senza difficoltà, la nascente ingegneria elettromagnetica iniziava a confrontarsi.

    L’esito fu, negli anni ’30, da lui redatto in collaborazione con il Donati stesso, il suo Trattato di Elettrotecnica. Con esso, per la prima volta in Italia, prendendo direttamente esempio dalla General Electric di Steinmetz e Berg, la fisica matematica postmaxwelliana veniva concretamente posta al servizio di un’ingegneria elettrotecnica collocabile nel momento della sua massima espansione metodologica ed applicativa. Con un risultato che, in termini di contenuti e di sensibilità didattica, può dirsi ancora attuale e del tutto fruibile. E certo, per la feconda e rara fusione tra scienza e tecnica di cui è espressione, adottabile a tutt’oggi come esempio.

    «L’elettricità non soltanto è ovunque nella natura che ci circonda: essa è in noi stessi, si potrebbe quasi affermare che essa è noi stessi. e appena da un secolo e mezzo ne sospettiamo l’importanza».

    Per millenni, tuttavia, l’abbiamo ignorata

    (L. de Broglie)

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